Abitare nella Società dell'Informazione
Il progetto dell'abitare tra permanenze e mutazioni
Paolo Mazzoleni
Clup, Milano, 2006
"For good or ill, then, the home will play a stronger role in our lives than ever." William Mitchell
Nel contesto dei profondi cambiamenti che hanno caratterizzato l'ultimo scorcio del XX secolo, che con riferimento alle teorie di Manuel Castells chiamerò Era dell'Informazione, nasce l'esigenza di indagare le modificazioni che l'abitare subisce in relazione ai mutamenti degli stili di vita e delle forme d'uso. Nella letteratura economica e sociologica degli ultimi anni emerge il profilo di una categoria sociale, la Creative Class o classe cognitiva, variamente descritta e definita dai diversi autori, che pare assumere un sempre maggior rilievo nella composizione delle società occidentali e che al contempo si configura come espressione propria dei mutamenti legati al paradigma informazionale; attraverso la comprensione dei valori e delle esigenze, e quindi degli stili di vita e dei modi d'uso, di questa categoria sociale è stato possibile costruire dei percorsi di indagine del progetto dell'abitare che guidano una ricognizione di casi raccolti nel panorama architettonico europeo degli ultimi quindici anni, presentata nel CD-ROM accluso a questo volume. Da questa analisi sono emersi alcuni caratteri del progetto dell'abitare nell'Era dell'Informazione: questi caratteri rappresentano l'incontro tra le mutazioni negli stili di vita legati al paradigma informazionale, le permanenze proprie dell'abitare e la tradizione di ricerca disciplinare. Benché ciascuno di essi presenti molti lati oscuri e i confini tra i vari ambiti non siano sempre netti, credo che la compilazione di questo (provvisorio e incerto) elenco di strategie possa essere un passo nella direzione di una più ampia riflessione sugli strumenti del progetto dell'abitare.
I mutamenti legati al paradigma informazionale e all'Era dell'Informazione in genere, influiscono notevolmente sui modi e le forme dell'abitare nel territorio. Per quanto riguarda la Creative Class il mutamento è caratterizzato da una nuova centralità dell'urbano: dall'analisi condotta è emersa infatti la peculiarità di questa classe riguardo la localizzazione della residenza: a fronte di un generale e consolidato fenomeno di abbandono delle città, questi soggetti mostrano una particolare preferenza per le localizzazioni urbane, identificate soprattutto con la possibilità di ri-abitare aree dismesse ed edifici industriali in disuso. Questa esigenza ha portato il progetto a riconsiderare i caratteri di urbanità e di collegamento dei complessi edilizi attraverso piani d'area e masterplan di grande complessità fino ad arrivare a progetti interstiziali di recupero di intere parti della città consolidata; in questo senso parlo di ritorno alla città. L'esigenza fondamentale che porta i soggetti della Creative Class a prediligere le localizzazioni urbane è la possibilità di avere accesso a molte funzioni, potendo in questo modo esprimere lo stile di vita denso che li caratterizza. Questa esigenza viene raccolta dal progetto non solo in termine di localizzazione ma anche, e soprattutto, attraverso una lettura della città come sistema multilivello che il progetto può portare al proprio interno. Attraverso la costruzione di sezioni complesse e variabili molti degli edifici analizzati si fanno parte di una città a strati, intesa come quella lettura progettuale del territorio urbano che ne enfatizza la sovrapposizione di funzioni, superando l'idea di città composta per parti monofunzionali, arrivando a proiettare questa lettura nella sezione stessa dell'edificio. In stretta connessione con il tema delle funzioni, l'analisi condotta ha evidenziato un riemergere del problema dell'interazione sociale. Una vita sociale continua nel tempo e varia nei modi, tanto nel quartiere quanto nell'edificio, è una condizione fondamentale per la sopravvivenza, la sicurezza e lo sviluppo degli spazi pubblici e semipubblici cari alla Creative Class. Anche in questo caso il progetto sembra farsi carico al proprio interno di queste necessità strutturandosi, attraverso sistemi di distribuzione ibrida dell'edificio, come luogo pubblico esso stesso e cercando quindi di essere garante della socialità, arrivando a costruire, in linea con una solida tradizione di ricerca della disciplina progettuale, un organismo edilizio che io chiamo edificio-piazza.
Il progetto dell'edificio residenziale, pur mantenendo nel tempo la gran parte delle caratteristiche dimensionali e formali che lo costituiscono, sperimenta nei casi analizzati alcune interessanti mutazioni. Il cambiamento più evidente è legato alla diffusione sempre più pervasiva della costruzione a secco o stratificata, resa necessaria in particolare dall'affermazione di una forte attenzione ai consumi che caratterizza l'Era dell'Informazione e che porta il progetto verso l'obiettivo di un organismo a basso impatto. Il tema della sostenibilità ambientale, protagonista del dibattito politico e sociale a partire dalla fine degli anni Novanta, è fondamentale per gli abitanti della Creative Class: il progetto deve quindi farsi carico di implementare tutte quelle tecnologie di costruzione e quelle tecniche di progettazione necessarie a portare l'edificio a emissioni ridotte come elemento comune nella produzione diffusa dei luoghi dell'abitare. La forte tensione verso l'individuo e l'espressione di sé che caratterizza la Creative Class e, più in generale, l'Era dell'Informazione, porta il progetto dell'abitare verso un superamento della standardizzazione e della omogeneità che ha caratterizzato la produzione fordista della città. Si tratta oggi di portare riconoscibilità alle architetture muovendosi però nel campo della disciplina progettuale, evitando di obbligare gli abitanti a un costoso e forse irragionevole fai-da-te dell'identità. I progetti analizzati mettono in campo una raffinata strategia per affrontare questo tema che consiste nella costruzione di una volumetria e di prospetti che orientino, con gli elementi dell'architettura, la lettura degli edifici. Questa figura formale, che io chiamo prospetto topografico, descrive e rende leggibile la complessità interna degli organismi edilizi, permettendo l'instaurarsi di dinamiche di identità e identificazione. Un'ulteriore esigenza tipica della contemporaneità è la disponibilità per ogni nucleo di uno spazio aperto privato. Questa forte esigenza, che porta tra le sue conseguenze lo sprawl urbano, si configura come molto differente per gli abitanti della Creative Class che vedono nella città un fattore irrinunciabile; si tratta quindi di rendere progettualmente compatibili giardino privato e città, patio e residenza multipiano. La sintesi tra questi apparenti opposti proposta dai progetti analizzati, che discende direttamente da alcune importanti tradizioni di ricerca della disciplina, è quella del patio-terrazza, elemento di dimensioni spesso minute ma di grande qualità formale che offra a ciascun alloggio la possibilità di portare il cielo in una stanza; la presenza sistematica di questi spazi nell'edificio porta a una forte caratterizzazione, quando non a uno stravolgimento, delle scelte compositive e formali dell'edificio stesso.
Il progetto dell'alloggio risente molto chiaramente delle influenze dell'Era dell'Informazione, soprattutto quando ha come target possibile di abitanti la Creative Class. Nei progetti analizzati risulta profondamente mutato il rapporto con l'esterno, dove la creazione di una casa con vista sembra superare i confini del progetto di ville singole per le élite ed entrare prepotentemente nel paesaggio urbano. Questa strategia si costruisce sfruttando e rispondendo a due caratteristiche peculiari dell'Era dell'Informazione: il mutato concetto di privacy, che porta a una inedita possibilità di trasparenza, e il rapporto estetizzante con il paesaggio esterno, che porta a fare di aperture e vetrate elementi compositivi dell'alloggio: natura, paesaggio e verde diventano quindi sfondo dell'abitare. La strutturazione interna degli alloggi è portatrice a sua volta di una istanza ormai consolidata, per quanto incerta, nel dibattito disciplinare: la flessibilità. Gli alloggi devono infatti essere flessibili, non tanto in senso dimensionale quanto nelle possibilità che offrono di interpretazione dello spazio e di adattarsi ai diversi e mutevoli modi d'uso.ù
La prima osservazione che scaturisce da questa ricerca è un evidente ritorno del progetto della residenza al centro della riflessione disciplinare. Seppur con difficoltà, dubbi e incertezze, seppur diversamente nei diversi paesi e nelle diverse culture, emerge con chiarezza una nuova centralità del progetto della casa legata tanto a un problema quantitativo quanto a uno qualitativo. Si torna a riflettere in questi anni sul diritto alla casa come diritto all'abitare in senso pieno, diritto all'alloggio appropriato, diritto allo spazio pubblico, diritto di accesso ai diritti.
Una nuova idea di città fa da sfondo ai casi di maggior successo di riurbanizzazione residenziale delle grandi e piccole aree dismesse che costellano le città occidentali; un ritorno al tema della casa urbana fondata su un idea di urbano che nasce dalla fusione di molti dei valori della città sognata dai maestri del Movimento Moderno con aspetti della città storica, medioevale e premoderna. Intorno a questi obiettivi si costruiscono tanto Masterplan e piani d'area quanto i progetti di singoli edifici.
Al contempo una riconsiderazione degli equilibri consolidati del rapporto tra pubblico e privato nella prassi del progetto residenziale porta alla nascita di sperimentazioni che guardano da un lato alla tradizione della residenza sociale, soprattutto mitteleuropea, degli anni Venti e Trenta del secolo XX e dall'altro alle utopie radicali degli anni Sessanta e Settanta, proponendo nuovi e complessi modelli di casa estesa che uniscano obiettivi ambientali, sociali ed economici.
In fine il lungo lavorio che, passando per i concetti a volte labili o ideologici di residenza speciale, di flessibilità, di adattabilità, ha caratterizzato la ricerca dell'ultimo trentennio del XX secolo, sembra oggi trovare un suo naturale sbocco nel progetto della casa, superando l'ideale fortemente fordista della casa per tutti, nell'obiettivo di giungere al progetto della casa per ciascuno. In questo senso parlo di casa topologica per descrivere una strategia di progettazione degli spazi interni che ambisce a creare spazi reinterpretabili ma al contempo formalmente connotati.
Emerge quindi con chiarezza da questa analisi come il progetto dei luoghi dell'abitare sia un delicato equilibrio tra grandi spazi di permanenza e micrometriche ma fondamentali mutazioni. Se da un lato appare evidente che le misure e le funzioni dell'abitare si conservano nei millenni, portando a incredibili quanto inevitabili somiglianze tra le piante del più moderno apartment block newyorkese e le insulae residenziali di Ostia antica, dall'altro emerge come importanti mutazioni avvengano nel progetto in conseguenza al cambiare degli stili di vita e dei modi d'uso. Se ci è chiaro, per esempio, quale siano state queste mutazioni durante la rivoluzione industriale, tanto sul piano tecnologico, quanto su quello tipologico, aggregativo o urbano, dobbiamo oggi chiederci quali mutamenti siano in corso e che relazione abbiano con il paradigma informazionale.