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Il progetto dell'abitare tra permanenze e mutazioni

Strategie a confronto

Carlo Venegoni, Federica Verona

gennaio 2009

in
Paolo Mazzoleni (a cura di ),
AAA architetticercasi™ 2008: Nuove forme progettuali per la residenza cooperativa
Allemandi, Torino, 2009.

ll sito architetticercasi.eu è stato pubblicato in rete agli inizi di maggio 2008, con grandi speranze riguardo all'attenzione che il concorso avrebbe potuto riscuotere. A fine settembre abbiamo registrato oltre 6000 visite individuali al sito e più di 1200 contatti lasciati per poter effettuare il download della documentazione del bando. Il risalto dato al concorso dalle pubblicazioni sia sui principali portali di architettura ed edilizia on line che nelle varie riviste del settore (anche a tiratura nazionale) gli hanno dato ampia visibilità, tanto che il giorno della consegna, il 30 settembre, i pacchi recapitati erano in tutto 69 e ci è sembrato un ottimo risultato. Il 14 Ottobre è stato il primo giorno di costituzione della giuria che, di fronte alla necessità di valutare 69 progetti in un periodo di tempo limitato (due giorni), ha visionato dapprima tutte le tavole in una carrellata di proiezioni per avere un'idea complessiva dei lavori consegnati. Fin da questa prima operazione è parso evidente uno scollamento abbastanza marcato tra la qualità media delle proposte e una ventina di progetti da cui, indipendentemente dalla rappresentazione grafica, sono immediatamente emerse una serie di carenze/criticità di natura diversa, che hanno portato a giudizi negativi.
Durante la proiezione degli elaborati, i giurati avevano a disposizione una scheda su cui apporre un voto ed eventuali annotazioni riguardanti i tre criteri di valutazione posti dal bando: città, pubblico/privato e alloggio;  budget e questioni ambientali sono stati rimandati ad una successiva valutazione. Una volta prese in visione tutte le tavole, ed individuate quelle che non raggiungevano dei parametri minimi per poter essere oggetto di una analisi più approfondita, la Giuria ha sentito l'esigenza di stabilire dei criteri comuni che circoscrivessero maggiormente le strategie urbane e progettuali che i progetti vincitori avrebbero dovuto presentare. Alcune delle proposte presentate nascevano infatti da pratiche che non tenevano conto di istanze interessanti alla scala territoriale, formale e di linguaggio che stavano alla base del Concorso stesso. L'individuazione di questi parametri comuni e la conseguente valutazione negativa di una corposa parte dei progetti, ha fatto sì che alla chiusura della prima giornata di lavoro restasse da valutare ancora circa la metà degli elaborati.
La mattina del 15 ottobre, alla riapertura dei lavori, i pannelli delle proposte più interessanti sono stati esposti nella sala e osservati attentamente; per rendere le discussioni più approfondite e calzanti, su suggerimento di uno dei membri della giuria, questi sono stati divisi e visionati per strategia di intervento. Stimolate dal mutuo confronto con proposte progettuali dall'approccio simile, sono nate discussioni intense su ogni progetto: a volte ci si è soffermati lungamente, a volte è bastato individuare un errore grave per far perdere valore ad una proposta fino a poco prima lodata per fascino e qualità. In generale la selezione è stata molto attenta e severa. Il fatto che i giurati avessero provenienze geografiche e formazione differenti ma anche attitudini alla progettazione molto personali, ha reso completo ma comunque unitario il giudizio, spesso in modo quasi paradossale. Una volta scelti i progetti vincitori, ancora anonimi, si è avvertita la necessità di riconoscere anche il valore di altre proposte presentate. Menzionare alcuni progetti non vincitori è stata quindi l'occasione  per comunicare ai partecipanti in modo diretto cos'è emerso dalla visione dei loro lavori, mettendone in evidenza i temi interessanti, e premiare quelli che hanno saputo, con coraggio e coerenza, mettersi in discussione.
Da questo stesso sentimento è nata l'idea di riportare in un saggio alcune delle discussioni avvenute nel corso dei lavori di Giuria. Nel corso delle due giornate, grazie alla valutazione “comparativa” che ha caratterizzato la seconda parte della selezione, più volte sono nate una serie di osservazioni sui progetti che ci parevano interessanti e che hanno quindi costituito un primo canovaccio di questo saggio. Nell'analisi che segue per comodità abbiamo adottato una divisione per temi che riprende quella introdotta nel sito e nella documentazione di Concorso, seguita poi da ulteriori spunti di riflessione.

Urbanità

Il tema dell'urbanità dell'intervento proposto ha giocato un ruolo fondamentale nella selezione dei progetti vincitori: la loro capacità di rapportarsi e integrarsi in maniera complessa ai diversi tessuti edilizi è stata giudicata, al pari del trattamento degli spazi aperti e a quello del rapporto tra spazi pubblici e spazi privati, come il discrimine per l'avanzamento dei progetti nella graduatoria finale.
Uno dei primi interrogativi a cui i progettisti hanno cercato una risposta è stato il modo in cui restituire al lotto di progetto, in posizione ora marginale rispetto ai quartieri che lo circondano, una nuova centralità e un nuovo respiro urbano: molto spesso si è tentato di raggiungere questo obiettivo deputandolo totalmente all'architettura, ma i risultati più interessanti sono venuti da quelle proposte che hanno indagato le relazioni potenzialmente instaurabili col territorio circostante a livello infrastrutturale, relazionale e sociale. Le strategie urbane che i 69 progetti hanno adottato possono essere comunque ricondotte ad alcuni paradigmi, che sono stati poi sviluppati secondo svariate tipologie formali, in virtù del fatto che molte proposte sono partite da riflessioni che hanno vertito sull'ampia gamma di tessuti presenti nel contesto costruito.
Nella scelta delle tipologie di edifici da utilizzare per giungere a questo risultato, uno dei tipi più spesso proposti è stato quello dell'organismo a corte, più volte utilizzato in interventi di housing sociale in Europa e legato alla tradizione del territorio lombardo sia urbano che rurale. Tale tipologia di edificio, anche sotto la spinta delle riflessioni contenute dal bando, è stata però rivisitata in chiave contemporanea attraverso spaccature e svuotamenti, cesure e svolgimenti: la suddivisione dello spazio in zone di minor estensione fortemente connotate (un interno ed un esterno, un pubblico e un privato), che da un lato ne hanno permesso una maggior controllabilità progettuale, grazie alla permeabilità dell'edificato e all'accessibilità pubblica alla corte interna è mutata in un ambiente dall'uso più complesso e sfaccettato. E' interessante notare come la maggioranza dei progetti premiati appartenga a questa "famiglia" di proposte, e che ognuna di esse sviluppi questo paradigma secondo una declinazione originale: Demo Architects parte da un unico volume delle dimensioni tipiche dei fabbricati industriali del quartiere produttivo a sud del lotto di progetto, lo svuota all'interno per crearvi una corte e  ne solleva due spigoli per darvi pubblico accesso, innestando poi delle torri che richiamino il paesaggio del Quartiere Forlanini; la proposta di Operastudio può essere invece ricondotta alla cesura e all'intreccio delle cortine edilizie di due edifici a corte che creano - racchiudendoli parzialmente- spazi ibridi semi pubblici dai caratteri ben differenziati; -scape agisce per sottrazione creando l'accessibilità alle aree interne ai suoi due edifici a corte all'incrocio dei due assi progettati di penetrazione al lotto, dilatando in questo modo lo spazio pubblico e amplificandone il valore urbano.
Altra soluzione interessante è quello adottata in alcuni progetti il cui punto di partenza è di volta in volta lo sviluppo orizzontale, la densità e l'autonomia delle architetture progettate rispetto al territorio circostante: questa ricerca porta allo studio di piastre abitate o quartieri di media densità in cui si ricerca una interdipendenza complessa tra lo spazio pubblico parcellizzato e quello aperto privato, tra lo spazio libero e il costruito, che ha come esempio più interessante la proposta menzionata di Francesca Cesa Bianchi.
Ulteriore approccio che la Giuria ha individuato di grande interesse è stato quello in cui si pone l'accento sulla futura riconquista da parte della metropoli contemporanea del quartiere ex-industriale produttivo a sud del lotto di progetto, e sulla necessità di operare quindi per una ricucitura di questo con il quartiere Forlanini, attraverso un intervento urbano denso e permeabile. Questo tema è stato trattato nella maniera più interessante dal progetto menzionato di Matteo Battistini, in cui la sutura avviene predisponendo una serie di corpi allungati ravvicinati disposti ortogonalmente all'asse maggiore del lotto, la cui struttura volumetrica nasce dall'ibridazione di quelle dei due tessuti circostanti. In alcuni casi la strategia urbana infine  non ha convinto ed è stata la causa di una valutazione negativa, quando ignorava totalmente alcune riflessioni e spunti dati nel Documento Preliminare alla Progettazione circa l'urbanità lasciando inalterato lo status quo di questa porzione di città: un esempio fra tutti sono quegli interventi che hanno proposto edifici a torre immersi in un parco urbano, di fatto imitando l'impianto del Quartiere Forlanini.

Pubblico / Privato

Il rapporto tra spazi pubblici e spazi privati come presentato dal Documento Preliminare alla Progettazione ha, come già detto, conosciuto i risultati migliori in quelle soluzioni che hanno adottato edifici a corte "spaccata", in cui i differenti spazi si compenetrano e si ibridano. Altra soluzione più volte ricorrente è quella che suddivide altimetricamente i due ambiti creando un livello filtro sopraelevato e semipubblico, creato a seconda del progetto attraverso la separazione tra i servizi pubblici concentrati in un basamento sopra cui si innestano i volumi residenziali, o ancora tramite l'uso di pedane rialzate, o di piastre sospese. Tuttavia per approfondire questo discorso è interessante analizzare come è stata affrontata la tematica dei servizi al quartiere e alla residenza, per i quali era stata lasciata assoluta libertà di scelta qualitativa e quantitativa,ed erano state fornite suggestioni ed esempi di sperimentazioni innovative.
Con grande sorpresa della Giuria, le proposte riguardanti i servizi da insediare a supporto delle residenze e della popolazione abitante nel quartiere, ampiamente trattato e approfondito nei documenti del Bando, non hanno in media dato grandi risultati; questo forse perché la libertà lasciata ai progettisti è risultata eccessiva e controproducente, o forse anche per un'attuale mancanza di dimestichezza nell'approcciarsi a questo tema. Sebbene l'housing sociale italiano abbia infatti una tradizione di discreta qualità fin dagli esordi del Novecento, con una riflessione quasi mai banale sulle combinazioni di servizi da fornire agli abitanti, l'edilizia degli ultimi trent'anni ha invece ben pochi esempi da offrire, causa una flessione delle realizzazioni e una ancora più accentuata tendenza a lasciare inedificate quelle parti degli interventi a carattere più spiccatamente pubblico. La conseguente povertà materiale in materia di servizi che caratterizza una buona parte del patrimonio edilizio sociale delle città che abitiamo quotidianamente può solo in parte spiegare però la generale insufficienza di risposte progettuali interessanti inerenti a questo tema. Il territorio europeo è al contempo fonte di numerosi esempi di edifici residenziali in cui questo è un punto centrale di tutta la progettazione, di cui i progetti presentati nelle Good Practices rappresentano solo una raccolta di progetti meno conosciuti.    A fronte di questo panorama generale abbastanza appiattito si sono per fortuna distinte una serie di proposte di livello molto più elevato che meritano di essere nominate: la piastra abitata del gruppo 69 di Francesca Cesa Bianchi si avvale nella sua creazione di spazi abitativi e spazi pubblici atomizzati di una serie di servizi presentati come "bugs" della matrice-sistema abitativo, per natura aperti a qualunque riconfigurazione dovuta all'uso specifico dello spazio e al mutamento dei bisogni degli abitanti delle residenze; la proposta di operastudio è quella che  propone in maniera compiuta una strutturazione dei servizi all'interno degli edifici che è presente in nuce in molti altri progetti, con un'articolata concentrazione di servizi alla residenza e al quartiere al piano terra, il tetto degli edifici come occasione per un giardino pubblico e alcuni servizi accessori e una serie di spazi ai piani intermedi  rivolti principalmente ai residenti. La stessa cura è prestata agli spazi aperti dove si abbandona la monofuzionalità per cercare combinazioni inedite di servizi che ne garantiscano una frequentazione costante nel tempo: in questo ambito, come abbiamo già avuto modo di dire, le corti spaccate hanno offerto i maggiori sviluppi,in quanto interni pubblici urbani, aperti alla popolazione e ai flussi che attraversano il quartiere.
Unica altra eccezione a questa distribuzione dei servizi è quella del progetto menzionato di Daria Marcella Trovato, nel quale la sovrapposizione di edifici modulari nelle forme ma anche nell'uso degli spazi porta al quinto piano una serie di funzioni pubbliche.

Alloggi

Le soluzioni abitative da studiare secondo il bando dovevano venire incontro alle esigenze degli abitanti dei nuovi edifici, richiesta questa di non facile soddisfacimento per svariati motivi, in primis perché l'offerta di residenze in cooperativa ha incontrato negli ultimi anni l'interesse crescente di una fascia di popolazione sempre più ampia a causa di un generale abbassamento del potere d'acquisto di beni (e a Milano in special modo di immobili). Le cooperative hanno di conseguenza visto la possibilità di intercettare un nuovo segmento di mercato e aspirano ora a diventare un interlocutore abitativo privilegiato anche nei confronti di queste nuove categorie (studenti, liberi professionisti, creativi, e negli ultimi tempi anche famiglie di immigrati), che andrebbero a implementare la loro “utenza classica” costituita generalmente da famiglie mono e bireddito. Perché questo obiettivo possa effettivamente essere raggiunto, la residenza costruita dovrà essere concepita a partire da una riflessione nuova che la renda capace di accogliere le spinte alla diversificazione e al mutamento sia degli spazi collettivi e comuni degli edifici, sia in quelli degli ambienti interni alle abitazioni, venendo incontro sia alle necessità espresse dalla collettività dei nuovi utenti sia alle necessità culturali, professionali e sociali dei singoli nuclei di abitanti . La progettazione che veniva quindi richiesta ai progettisti dal Bando avrebbe dovuto trattare immancabilmente questa riconformabilità degli spazi interni all'edificio e alle residenze.
Per trovare risposte adeguate a queste tematiche generalmente si sono osservate due linee di ragionamento: la prima basata sull'assunto che, ampliando il più possibile il ventaglio di alloggi e pezzature disponibili alla vendita/locazione, si potesse rispondere alle esigenze di ciascun futuro inquilino; la seconda in cui, a fronte di una minor gamma di soluzioni studiate tra cui poter fare scegliere, si è investito invece una parte considerevole del lavoro sulla flessibilità degli appartamenti partendo dalle considerazione degli eventuali bisogni degli abitanti.
E' così che nel progetto dello studio Marazzi Architetti compare una gamma molto vasta di alloggi, che comprende soluzioni delle più svariate pezzature, su un solo livello o anche duplex, comprendenti in alcuni casi spazi per laboratori o uffici, mentre -scape struttura gli appartamenti a partire da una pianta libera dotata di un nucleo servente (composto da cucina e bagno) attorno a cui si articolano gli spazi dell'abitare potenzialmente riconfigurabili secondo le necessità di ciascun abitante: per dimostrarlo, le tavole presentano accanto alla  planimetria di ciascun appartamento due possibili varianti dettate dalle diverse necessità delle persone che lo abitano, introducendovi temi molto attuali come il co-housing, l'abitare assistito, o il telelavoro.
Opera studio (gruppo 52) propone in questo ambito una variante originale: nel disegno dei vari piani individua degli spazi extra, sempre contigui ad un appartamento e agli spazi di distribuzione verticale degli edifici, che costituiscono delle “free room”, ibrido tra spazio dell'alloggio e servizio alla residenza: esse possono infatti costituire sia degli spazi di “espansione” degli alloggi a seconda delle necessità degli abitanti di quel piano oppure delle aree libere customizzabili dove la comunità-edificio possa svolgere attività di natura diversissima a stretto contatto con gli alloggi e a servizio di tutte le residenze.
L'interpretazione più sperimentale e innovativa è senz'altro quella di Francesca Cesa Bianchi, che nello sviluppo della sua piastra abitata organizzata su tre piani ne prevede uno, quello centrale, più propriamente destinato alla residenza: da questo, attraverso vani scala che vengono previsti essere indifferentemente a destinazione pubblico/privata, le abitazioni si possono sviluppare con assoluta libertà compositiva, realizzandosi in una “flessibilità verticale”, su uno, due o tre livelli.

Ambientalismo diffuso

Da parte della maggioranza dei gruppi di progettazione è stata dimostrata all'interno delle relazioni una certa sensibilità in materia di risparmio energetico e sostenibilità ambientale dell'intervento. Alcuni progetti esemplari hanno approfondito lo studio preliminare di sistemi di raccolta e di riciclo di acque grigie e meteoriche,  di impianti di riscaldamento all'avanguardia, integranti al loro interno pompe di calore, pannelli solari termici e/o fotovoltaici e fornendo previsioni sui tempi di payback per propagandare l'economicità della loro proposta all'interno delle relazioni di progetto. Alcuni edifici vengono addirittura "certificati" dai progettisti stessi ai vertici delle classi di consumo energetico stabilite dalla nuova normativa regionale in materia tramite simulazioni effettuate con software di calcolo delle dispersioni e dei guadagni energetici degli edifici.
A questi casi esemplari di una sensibilità “nuova”, si affianca però un certo “ambientalismo diffuso” che, se investe quasi totalmente l'ambito tecnologico dei progetti, non è conosciuto al punto da influenzare correttamente il disegno dell'architettura. E' così che nelle tavole si incontrano numerosi strafalcioni: assi eliotermici errati o presi in considerazione per edifici e tipologie abitative che non ricevono guadagni tali da giustificarne l'allineamento, pannelli solari installati su superfici dove il montaggio richiederebbe un intervento di notevole difficoltà. Più in generale comunque, a stupire è la leggerezza con cui in alcune proposte compaiono particolari che nascono a nostro modo di vedere da una carente conoscenza della realtà del territorio milanese e da una sospensione del raziocinio per abbandonarsi alla moda “ambientalista”: ecco quindi comparire boschetti di alberi ad alto fusto crescere rigogliosi in mezzo metro di terra sopra un parcheggio interrato e pale eoliche spuntare come funghi ad una ventina di metri da terra nella città della nebbia, dell'afa agostana e del vento inesistente.

Modelli

Una riflessione emersa in modo insistente durante i lavori di Giuria e lo studio degli elaborati ha riguardato il modo di aderire a dei modelli di riferimento da parte dei concorrenti. Nella maggior parte dei progetti è rintracciabile una più o meno chiara matrice formale proveniente da vari esempi di housing e ognuna delle Good Practices presentate sul sito aveva una doppia valenza a questo proposito: da un lato trattava compiutamente temi fortemente legati al bando, fornendo spunti che i partecipanti avrebbero potuto far propri ed integrare nei ragionamenti per tentare di rispondere alle varie richieste a cui era sottoposto il loro intervento; dall'altro davano la misura della qualità e complessità che ci si aspettava dalle proposte progettuali.
Molte di queste, oseremmo dire la totalità, com'era nelle aspettative, hanno avuto influenze più o meno importanti su vari progetti presentati con esiti alterni, a seconda che ad essere ripresi fossero criteri progettuali poi rideclinati in maniera adeguata all'interno dei nuovi interventi o invece spunti prettamente formali, che hanno contribuito solo in parte ad un arricchimento complessivo del progetto. A fronte di questa affezione comune, e di una più soggettiva a progetti di housing più o meno famosi di firme internazionali operanti a livello europeo e mondiale, per alcuni progetti è stato molto difficile riconoscere dei debiti con altri interventi di qualità già costruiti, mentre talvolta è sembrato di potervi riconoscere un'estetica simile ad esempi di edilizia cooperativa più o meno recente. L'occasione del Concorso nasceva dal bisogno avvertito da una parte degli operatori interni a Confcooperative - Federabitazione di avviare all'interno del movimento cooperativo una riflessione sulle prospettive dell'abitare, e aprire al contempo un confronto interno ed esterno circa i nuovi linguaggi di un'architettura "low cost": questi progetti alla Giuria sono parsi percorrere una strada che quindi si distaccava fortemente dagli intenti del concorso, a prescindere se i riferimenti fossero o meno architetture notevoli, e sono stati in quanto tali esclusi dalla selezione.

Forma e sostanza: grafica e progetto

L'utilizzo del computer ha cambiato totalmente l'approccio comunicativo e formale al progetto di architettura, aumentandone di fatto le possibilità produttive, ingigantendone la sfera di sperimentazione e facilitandone almeno apparentemente il controllo. A fronte di questo però, da un lato tale controllo ha permesso un aumento della complessità formale dei progetti che solo talvolta si traduce in qualità architettonica, mentre più spesso si trasforma in disordine e confusione volumetrica; dall'altro gli sperimentalismi grafici son stati abbandonati per lasciare spazio ad una consuetudine grafica appiattita. Queste due tendenze si sono ripresentate costantemente in questo concorso, in cui molte delle tavole consegnate erano impaginate in modo simile, con gli stessi colori, lo stesso stile. Questa omologazione nella rappresentazione dei progetti (il cui cardine è la descrizione degli spazi tramite una profusione di render) ha prodotto talvolta effetti negativi, allorché se ne è perso il controllo razionale. Quasi che al primato del messaggio, dell'adeguatezza e della chiarezza concettuale nella presentazione del progetto sia stata prediletta talvolta la bellezza del colore, una impaginazione accattivante, delle immagini di sintesi cool. Il risultato di tutto questo si misura nella confusione di alcune tavole, senza logica e ordine di lettura, piene di informazioni, o in altre dove non compare alcuna scritta, nessuna indicazione, scarne e sostanzialmente mute.

Cosa resta del concorso

Le discussioni nate durante i lavori di Giuria hanno sviluppato alcune questioni aperte del concorso che hanno trovato solo una parziale risposta nei 69 progetti e nella loro analisi. Tra queste, in generale è emersa una difficoltà manifesta e diffusa a trovare soluzioni e forme urbane adeguate al caso in questione, non tanto per le criticità che il lotto porta con sé, quanto per una mancanza di strumenti e di strategie consolidate. In questo contesto, hanno vinto il Concorso quei progettisti che hanno presentato proposte di livello discreto dotate di una maturità tale da permettergli di essere parzialmente modificate senza per questo perdere in qualità: i progetti riprendono tuttavia forme ormai depositate nell'abaco di soluzioni classiche dell'architettura metropolitana contemporanea, senza idee o slanci innovatori degni di nota. Viste sotto questa luce, i progetti menzionati affrontano invece il tema progettuale a viso aperto, cercando soluzioni al di là delle risposte tradizionali in maniera realmente inedita, ma non riescono a svilupparle fino ad un grado di maturità adeguato e premiabile, indicando tuttavia delle strade che varrebbe la pena continuare a percorrere.
Una difficoltà similmente diffusa tra i partecipanti è apparsa nella determinazione dei servizi di cui dotare la residenza: a fronte di una media abbastanza appiattita su pacchetti scontati o poco adeguati, si hanno però avuti alcuni progetti in cui questa ricerca ha portato a proposte acute dagli esiti convincenti, tanto che la Giuria stessa ha espresso il suggerimento che nella prossima edizione si focalizzi maggiormente l'attenzione su questo tema.
In chiusura pensiamo possa essere interessante per i partecipanti e per chi più in generale ha seguito l'iter del Concorso, sapere che le quantità di progetto hanno avuto un ruolo determinante soprattutto nella seconda fase della valutazione delle proposte: se infatti le direttive riguardo il budget e il tetto massimo di spesa al metro quadro sono stati rispettati da tutti, senza elaborare ingegnosi sistemi di abbattimento delle spese di costruzione, si è sviluppata una linea di valutazione "ibrida", che integrava aspetti qualitativi dell'architettura a dati numerici caratteristici dell'intervento. Tra questi, al di là di considerazioni sulla densità degli interventi proposti (ci auguriamo sia stata un utile banco di prova per i membri della giuria del Comune di Milano, che da qualche mese ha reso edificabili le aree a vincolo decaduto con densità uguale a quella del Concorso), la relazione che ha assunto maggior peso è stata quella tra il linguaggio dell'architettura proposta e il budget effettivo del progetto. L'attenzione nei confronti di questo rapporto andava oltre le considerazioni circa la maggiore o minore economicità di edificazione di una architettura in base al suo linguaggio (dettaglio importante che alcuni progettisti hanno trattato con leggerezza, presentando edifici con finiture e particolari simili ad hotel di lusso): si trattava infatti di scegliere progetti dotati di un calibrato equilibrio tra innovazione estetica e solidità economica che potessero essere capiti e accettati anche dalla maggioranza delle cooperative edili lombarde aderenti a CONFCOOPERATIVE- FEDERABITAZIONE. Tale obiettivo a detta della Giuria è stato raggiunto, e le prime risposte dalle cooperative paiono essere incoraggianti, tanto che si discorre ora della possibile costruzione e ci si prepara in vista dell'edizione 2009 del concorso.

© Carlo Venegoni e Federica Verona, gennaio 2009.