I nuovi temi dell'abitare contemporaneo
Paolo Mazzoleni
gennaio 2009
in
Paolo Mazzoleni (a cura di ),
AAA architetticercasi™ 2008: Nuove forme progettuali per la residenza cooperativa
Allemandi, Torino, 2009.
Nel contesto dei profondi cambiamenti che hanno caratterizzato l’ultimo scorcio del XX secolo, nasce l’esigenza di indagare le modificazioni che l’abitare subisce in relazione ai mutamenti degli stili di vita e delle forme d’uso. Alcuni temi sembrano consolidarsi negli ultimi anni come passaggi ineludibili di un percorso verso una casa appropriata. Il primo è un evidente ritorno del progetto della residenza al centro della riflessione, disciplinare e non: seppur con difficoltà, dubbi e incertezze, emerge con chiarezza una nuova centralità del progetto della casa legata tanto a un problema quantitativo quanto a uno qualitativo. Si torna a riflettere in questi anni sul diritto alla casa come diritto all’abitare in senso pieno, diritto all’alloggio appropriato, diritto allo spazio pubblico, diritto di accesso ai diritti. Ciò avviene nel contesto di un più generale ritorno di protagonismo della città anche nella cultura residenziale occidentale, che fino a pochi anni fa sembrava destinata ad un futuro inevitabilmente suburbano: un ritorno al tema della casa urbana fondata su un’idea di città che nasce dalla fusione di molti dei valori della città sognata dai maestri del Movimento Moderno con aspetti della città storica, medioevale e premoderna. Al contempo una riconsiderazione degli equilibri consolidati del rapporto tra pubblico e privato nella prassi del progetto residenziale porta alla nascita di sperimentazioni che guardano da un lato alla tradizione della residenza sociale di inizio secolo e dall’altro alle utopie radicali degli anni Sessanta e Settanta, proponendo nuovi e complessi modelli di casa estesa che uniscano obiettivi ambientali, sociali ed economici. Infine il lungo lavorio che, passando per i concetti a volte labili o ideologici di residenza speciale, di flessibilità, di adattabilità, ha caratterizzato la ricerca dell’ultimo trentennio del XX secolo, sembra oggi trovare un suo naturale sbocco nel progetto della casa, forse superando l’ideale della casa per tutti, nell’obiettivo di giungere al progetto della casa per ciascuno, che ambisce a creare spazi reinterpretabili e flessibili ma al contempo formalmente connotati.
All’interno di questo quadro si ritiene che la cooperazione abitativa, attore storicamente fondamentale nella costruzione della città, possa e debba svolgere un importante ruolo di catalizzatore dell’innovazione progettuale, favorendo la sperimentazione di nuove forme dell’abitare capaci di interpretare le mutate necessità degli abitanti della città contemporanea, sfruttando al contempo il proprio radicamento nella storia e nel territorio a garanzia di una casa soprattutto a misura d’uomo.
Urbanità
Prima di procedere all'analisi delle caratteristiche più propriamente architettoniche dell’insediamento oggetto del concorso, è opportuno soffermarsi su un tema cruciale, ovvero il rapporto che il progetto saprà costruire con la città: le connessioni funzionali e simboliche tra l’area di progetto e il suo intorno, la presenza di funzioni non strettamente residenziali e la centralità dello spazio pubblico si configurano come ingredienti fondamentali per la riuscita del progetto.
Il territorio urbano contemporaneo è caratterizzato da due spinte insediative opposte e compresenti. Da un lato la forte infrastrutturazione (sia dal punto di vista della mobilità che da quello della trasmissione di informazioni) crea le condizioni per il cosiddetto urban sprawl, ovvero l'edificazione estensiva di case monofamiliari, o di palazzine di piccole dimensioni, isolate su lotto. Dall'altro, in opposizione a questa tendenza, ve ne è una più recente, e finora sicuramente quantitativamente meno rilevante, che è quella del ritorno di residenti alle aree urbane; l’inaccessibilità economica delle aree centrali esclude però da questo fenomeno larghe parti della popolazione che cercano quindi nuove qualità nelle periferie della metropoli. In esse si crea quindi la possibilità di definire nuovi paradigmi di urbanità che sappiano accogliere le esigenze dei nuovi abitanti e coniugarle con la riqualificazione dell’ambiente umano e fisico esistente.
Progettare in questi territori significa confrontarsi con un tessuto urbano e con una realtà dello spazio contaminato e molteplice: con il termine urbanità intendiamo quindi un nuovo modo necessario di pensare lo spazio urbano ad una scala intermedia, che rappresenti l'interfaccia tra progetto urbano e progetto architettonico, per favorire l'incontro delle persone in un luogo che essi hanno in comune: lo spazio pubblico. Nella metropoli si vanno configurando nuove relazioni tra le residenze urbane esito della riconversione della città industriale e un inedito sistema di spazi semi-pubblici. Questi nuovi luoghi, che con difficoltà potremmo chiamare piazze, vie e giardini, spaziano dalle pratiche di auto-reclusione e controllo delle gated communities importate in Europa dagli Stati Uniti a partire dalla fine degli anni Settanta a esiti più o meno felici della contrattazione urbanistica tra developers e istituzioni. Oggi questi spazi possono diventare l'occasione per la messa a punto di nuove forme del paesaggio urbano fondate su un attento studio della collocazione delle funzioni, sulla definizione di elementi architettonici che mutino utilizzo, a volte persino forma, nelle diverse ore della giornata e nei diversi momenti dell'anno, sull'interpretazione progettuale del rapporto tra questi spazi, le residenze e gli spazi pubblici tradizionali.
Il tema delle funzioni da insediare nei contesti residenziali è sicuramente di grande rilevanza nel progetto urbano contemporaneo: il superamento della monofunzionalità è infatti oggi una necessità quanto mai urgente. La multifunzionalità rappresenta tanto un valore in sé, permettendo agli abitanti un immediato ed evidente miglioramento della qualità della vita, quanto la premessa necessaria, attraverso la presenza di funzioni che attirino diverse utenze nelle diverse ore della giornata, alla sopravvivenza di uno spazio pubblico vivace e sicuro. La reintroduzione della multifunzionalità o, come più spesso viene definita, la questione della mixité, è una delle riflessioni (auto)critiche più radicate sull'esperienza tardo-moderna della pianificazione e della progettazione residenziale. Non mancano quindi esempi e percorsi già ampiamente tracciati in questa direzione. Si auspica quindi una pluralità di funzioni non più intesa come completamento dei servizi necessari, come lo era nei quartieri moderni - non a caso spesso definiti autosufficienti - ma come uno specifico obiettivo di progetto, con motivazioni sia economiche e sociali di funzionamento dell'organismo che di definizione della sua qualità simbolica e formale.
I progetti dei partecipanti al concorso sono quindi stati valutati per la loro capacità di relazionarsi al resto del quartiere e alle sue componenti fondamentali, presentando un efficace sistema di percorsi che innervasse tutta l'area in maniera strategica per la sua percorribilità ed al contempo entrasse in sinergia con il sistema presente nel resto del quartiere, creando spazi pubblici di qualità e partecipando alla riqualificazione del suo intorno. La progettazione doveva trattare in maniera complessa il tema delle funzioni di servizio al quartiere, presentando un efficace mix che ne permettesse il funzionamento lungo tutto l'arco della giornata: l’obiettivo che si intende raggiungere attraverso l’introduzione e l’integrazione tra residenza e altri servizi è quello di rendere i nuovi insediamenti residenziali appropriati per popolazioni differenti, diversamente interessate a praticare i nuovi spazi rompendone la monofunzionalità ed estendendone le pratiche d’uso sia dal punto di vista dei luoghi (i piani terra, lo spazio aperto, i seminterrati, le terrazze e i tetti) sia dal punto di vista dei tempi (contenendo le criticità rappresentate dai quartieri dormitorio).
Pubblico / Privato
L'abitare urbano nella contemporaneità si caratterizza per un profondo ripensamento del rapporto tra individuo e società, tra alloggio e città, tra privato e pubblico. La ridefinizione dei rapporti comunitari conduce dal sistema pre-moderno delle comunità familiari e locali verso un più complesso e variabile concetto di comunità elettive. Se da un lato, infatti, la congiunzione delle esigenze di privacy e di individualità proprie della nostra epoca rischiano di portare ad un forte isolamento, anche domestico, degli abitanti della metropoli, d'altro canto socialità e comunicazione sono ingredienti irrinunciabili della vita urbana. Nasce quindi l'esigenza di costruire comunità identitarie, fluide e variabili, sulla base di condivisione di valori ed obiettivi. Questo processo, già attivo e consolidato in altri aspetti della quotidianità, si pensi soprattutto al fenomeno delle comunità web o a i gruppi solidali d'acquisto, inizia ad affermarsi anche nel campo dell'abitare e trova nella tradizione della cooperazione abitativa un supporto fondamentale.
Un primo campo di applicazione di questi nuovi rapporti è il progetto degli spazi aperti pubblici e, soprattutto, semipubblici all’interno delle aree a prevalente destinazione residenziale. La definizione formale dei diversi gradi ci privacy, la gestione razionale e comprensibile degli accessi, il rapporto tra spazi aperti e costruito sono alcuni dei temi cardine del progetto di residenza urbana contemporanea. L’obiettivo ambizioso ma imprescindibile dovrebbe essere la costruzioni di spazi appropriati (appropriabili) per una vita sociale completa e complessa che integri i nuovi interventi nella metropoli contemporanea, percepita ed utilizzata sempre più come network di spazi di qualità in opposizione all’uniformità senza qualità del territorio suburbano.
Se ai temi della socialità e della comunità aggiungiamo la necessità di affrontare le sfide poste dalla densificazione urbana, dall'aumento della popolazione e dal diritto di accesso ai comfort e alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie e di coniugarle con le problematiche relative al contenimento dei consumi e al rispetto dell'ambiente, nasce l’opportunità di riflettere su alcune forme di condivisione di spazi e servizi che la città moderna ha da tempo perduto. Esiste infatti la possibilità di progettare edifici con ricche dotazioni comuni che da un lato liberino lo spazio domestico privato da alcune attività, riducendone le dimensioni senza penalizzarne la vivibilità, e dall'altro accorpino spazi e risorse di più nuclei abitativi al fine di garantire l'accesso tanto alle funzioni sottratte allo spazio privato quanto a nuovi e più complessi servizi altrimenti eccessivamente onerosi sia sul piano economico che su quello ambientale. Nell'edificio progettato secondo questi criteri coesistono quindi servizi sostitutivi, che vanno ad integrare le funzioni rimosse dagli alloggi, con servizi migliorativi, che aggiungono al complesso residenziale funzioni di particolare qualità. I temi che caratterizzano questi progetti sono principalmente: la flessibilità, intesa in questo caso come la possibilità di mettere in atto strategie di vita adattabili nel tempo, componendo di volta in volta il pacchetto di servizi che in quel momento meglio corrisponde alle proprie necessità ed ai propri interessi; la qualità del servizio, intesa come accessibilità a servizi integrativi caratterizzati da standard di qualità superiori a quelli mediamente raggiungibili nelle configurazioni abitative tradizionali; lo spazio domestico di uso privato, liberato da funzionalità e apparecchiature indesiderate e quindi flessibile e riconfigurabile; la socialità interna, che comporta un ripensamento degli spazi comuni, tanto interni quanto all'aperto, in funzione di un utilizzo non solo strettamente funzionale; il rapporto con la città, che si sviluppa soprattutto nei servizi più complessi la cui apertura ad utenti esterni ne permette la sopravvivenza economica e sociale.
Ai gruppi di partecipanti era richiesto di sviluppare progetti in cui fosse garantita l'accessibilità pubblica a tutta la superficie del lotto (anche in caso si prevedessero edifici a corte), propendendo per una gamma di spazi ibridi connotati da livelli differenti di privacy. Tale approccio doveva essere adottato anche nella concezione degli spazi di distribuzione dell'edificio, la cui ibridazione può creare una varietà di luoghi simile a quello dello spazio urbano; lo studio degli spazi interni all'edificio doveva quindi presentare un efficace ed efficiente articolazione di spazi pubblici e privati: agli alloggi e ai servizi dedicati al quartiere, dovevano essere affiancate attrezzature di supporto alla residenza oltre ad aree comuni la cui conformazione potesse permetterne un utilizzo flessibile nel corso del tempo, seguendo l'evoluzione dei bisogni dei residenti.
Alloggi
In una società caratterizzata dall’emergere di nuovi stili di vita che portano a nuovi modi di abitare lo spazio ed il tempo, il progetto dell'alloggio e, in particolare, dei suoi caratteri distributivi interni è un tema centrale del progetto di residenza. La possibilità di trovare all'interno dell’alloggio gli spazi per svolgere (parte) dell’ attività lavorativa e la necessità di poterlo adattare a forme familiari e stili di vita mutevoli e non standardizzabili, mettono il progetto nella condizione di dover proporre spazi con un ampio spettro di interpretazione. D’altro canto, in ragione delle specifiche modalità di partecipazione al processo di assegnazione degli alloggi, l’abitante tipico degli interventi residenziali cooperativi rappresenta generalmente la fascia più stabile della domanda abitativa, caratterizzata in genere da una notevole inerzia rispetto alle modifiche in atto nella società.
In questa occasione è quindi sembrato corretto focalizzare la questione della flessibilità su due aspetti differenti, uno relativo agli alloggi in assegnazione ed uno a quelli in locazione. Per gli alloggi che verranno assegnati non pare opportuno prevedere la possibilità di mutare forme e dimensioni degli spazi abitativi nel tempo; risulta invece auspicabile che esse possano venire modificate in fase realizzativa secondo le esigenze degli assegnatari, come da tradizione del rapporto delle cooperative con i propri soci. Il processo di modifica in corso d’opera avviene purtroppo spesso senza l’aiuto del progetto (potremmo dire malgrado il progetto), si ritiene invece che gli edifici possano e debbano essere concepiti prevedendo una molteplicità di possibili configurazioni interne delle tipologie trovando in questo tema lo spunto per la definizione di linguaggi e forme dell’architettura appropriati. Negli alloggi destinati alla locazione è ragionevole al contrario ipotizzare una flessibilità più spinta e continuativa, nel solco delle ricerche che hanno caratterizzato gli ultimi decenni del dibattito disciplinare. Possiamo quindi considerare per questa parte tanto una flessibilità interna al perimetro dell’alloggio, quanto la possibilità di una periodica revisione dell’assetto distributivo di parti rilevanti degli edifici in relazione alle mutate esigenze della società.
Ai gruppi partecipanti era richiesto di prevedere, sulla totalità degli alloggi prodotti nell'intervento, l'80% da assegnare in proprietà e il restante 20% assegnato in locazione. Lo studio delle tipologie di alloggio doveva ragionare sull'adattabilità e sulla flessibilità delle soluzioni, valutando anche la possibilità di presentare gradi differenti di elasticità a seconda della tipologia di offerta. Nella progettazione di tutti gli alloggi dovevano essere rispettate tutte le normative vigenti. Era richiesta una composizione delle tipologie che prevedesse, indicativamente, il 40% di bilocali, il 40% di trilocali e il 20% di quadrilocali per la parte in assegnazione, mentre il 70% di bilocali e il 30% di trilocali per la parte in locazione.
Risparmio energetico e sostenibilità ambientale
Ai progettisti veniva richiesto di proporre adeguate soluzioni volte a garantire la tutela dell'ambiente ed il risparmio energetico. In particolare dovevano essere ricercate soluzioni capaci di portare ad una ottimizzazione energetica, basandosi sulle possibili forme e tecnologie di risparmio di energia primaria, sull'utilizzazione razionale ed efficiente delle fonti energetiche tradizionali e sullo sfruttamento delle energie rinnovabili. Gli edifici progettati erano ovviamente tenuti a rispettare tutte le normative vigenti in materia di risparmio energetico ed ecosostenibilità degli edifici. In particolare veniva richiesto di riflettere sul rapporto tra le scelte tecnologiche e impiantistiche con la concezione e la composizione dell’organismo architettonico. Si ritiene infatti aspetto particolarmente qualificante la capacità di ricomporre in una strategia progettuale unitaria la molteplicità di scelte legate all’impatto ambientale dell’abitare, risultando ormai tanto la tecnologia a disposizione quanto la cultura disciplinare sufficientemente mature per superare la spesso casuale giustapposizione di strategie che ha caratterizzato la sperimentazione in questo campo nei decenni passati.
Budget
Nella progettazione dell’intervento i progettisti partecipanti dovevano attenersi ad un costo di costruzione massimo di circa 1400 €/mq, limite definito sulla base di uno studio dei bilanci consuntivi di un campione di cantieri portati a conclusione dalle Cooperative afferenti alla Federabitazione. A fini di confronto, i partecipanti avevano a disposizione, tra i documenti scaricabili dal sito internet, un Capitolato delle Opere Tipo fornito dalla committenza da cui era possibile evincere materiali e sistemi costruttivi utilizzati abitualmente nella realizzazione dei progetti di edilizia cooperativa. Gli obiettivi di questo concorso non possono che essere perseguiti anche attraverso una nuova concezione dei rapporti tra costo e manufatto, dove l’ottimizzazione del progetto, la ricerca su tecnologia e materiali e la razionalizzazione del processo produttivo dell’edificio portino a una diminuzione del costo di costruzione senza andare a detrimento della qualità complessiva del manufatto. È oltremodo difficile desumere dagli elaborati di concorso questioni così propriamente tecniche ed economiche, ciò nondimeno si è tentato di cogliere in ciascuno dei progetti le potenzialità da questo punto di vista, essendo il Low Cost di qualità non solo un obiettivo di Federabitazione, ma anche una sfida compositiva, tecnica ed etica estremamente stimolante per l’architettura.
Questo concorso vuole spingere i giovani professionisti ad affrontare il progetto di residenza utilizzando le peculiarità delle cooperative di abitanti come punto di vista privilegiato sul tema della casa di qualità per tutti. Nella composizione degli abitanti degli interventi cooperativi, negli obiettivi delle cooperative stesse, nelle politiche degli enti locali, che sempre più si rivolgono al mondo cooperativo per integrare l’offerta di residenza sociale, risiedono i germi di nuove e feconde strategie per l’abitare contemporaneo. Permanenza e mutazioni, opposte tensioni che caratterizzano congenitamente l’abitare, trovano in questo contesto un’espressione particolarmente significativa. La centralità degli abitanti, l’estraneità alle necessità di massimizzazione del profitto, l’attenzione ai processi e alle politiche, rendono le cooperative di abitanti tra i più appropriati committenti di progetti che possano fissare nuovi standard qualitativi a costi accessibili. Con questo concorso Confcooperative – Federabitazione Lombardia prende l’iniziativa per colmare il gap che ha reso questo potenziali fino ad oggi solo parzialmente espresso, ai progettisti il compito di raccogliere la sfida e rilanciare attraverso strategie ardite e realistiche ad un tempo.
Il progetto dell’abitare torna quindi in primo piano chiamandoci a rispondere a una nuova sfida: non si tratta infatti, oggi, di progettare una casa per tutti, essendo ormai il concetto stesso di “tutti” estremamente discutibile, ma piuttosto di tornare alla raccomandazione che Gian Luigi Banfi fece, chiosando la Carta della Casa nel 1943, auspicando che si progettasse la casa per ciascuno.